L’ombra del Cav. sul novello senatore

Silvio Berlusconi e Mario MontiIo lo so che in giro ci sono precisi geometri che stanno lavorando per puntellare il perimetro del nuovo governo, poiché oltre ai numeri dello spread coi Bund, della crescita del PIL e del debito pubblico, ci sono anche quelli del parlamento, di cui bisogna assolutissimamente tenere conto. Il punto è questo: l’uomo di re Giorgio è Mario Monti, appena nominato senatore a vita, e non gli si può dire di no. C’è, però, in realtà chi si oppone, e sono le ali: la Lega Nord e l’Italia dei Valori vogliono andare alle urne.

A questo punto, chi appoggia il governo Monti? Pd, Terzo Polo tutto, radicali, gli uomini di Micciché (forse), il gruppo di venti deputati che nascerà domani e che si chiamerà Costituente Popolare e riunirà l’Mpa e molti fuoriusciti PdL (ma gente come Versace e Buonfiglio resterà fuori, pare). Ora, se la matematica non è un’opinione e se il foglio Excel che tengo aggiornato da un anno non mi inganna, nella migliore delle ipotesi un governo del genere avrebbe 310-315 voti, che sono assolutamente insufficienti. E lascio stare il Senato dove le cose sono messe anche peggio. A questo punto, ci vorrebbe davvero lo spappolamento del Popolo della Libertà, ad esempio con la fuoriuscita degli scajolani, per avere una maggioranza, che sarebbe comunque inferiore a quella del centrodestra del 2008, con duri provvedimenti da prendere. Oppure – ed è quello che sembra stia accadendo – ci sarebbe bisogno del contributo di Silvio Berlusconi, che dando il suo ok al governo Monti rimarrebbe in gioco nonostante la bocciatura dei mercati e la perdita della maggioranza, e bloccherebbe l’emorragia di deputati dal suo partito, addirittura schierandosi con l’ala più moderata e dialogante. Ed essendo quello del Popolo della Libertà il gruppo più ampio in entrambe le Camere, a me sembra chiaro che il Cav. avrebbe la golden share del governo Monti. Perché?

Questa è la mia teoria: a questo punto il giochetto potrebbe essere quello del fu governo Dini – l’astensione sulla fiducia, e il voto su ogni singolo provvedimento se e solo se d’accordo, tra l’altro senza rompere con la Lega a differenza di allora – per rimanere abbastanza defilato da far lavorare il governo, non creare disastri sui mercati e consolidare la tenuta dei gruppi parlamentari e del partito, e abbastanza in gioco da far andare giù il nuovo governo non appena l’aria torna buona. Non dico che funzioni, dico che sto giochetto il Cav. potrebbe provarlo – poi magari domani si sganciano in cinquanta dal PdL tra Camera e Senato e il governo campa per i fatti suoi e il Cav. fa direttamente l’oppositore. Però dobbiamo considerare che nelle Camere Monti una maggioranza deve averla e il PdL è ancora il gruppo più grande di tutti, per ora. E un governo appoggiato dal Cav. è un governo che il Cav. può tirare giù quando vuole, o i cui provvedimenti può bloccare ogni volta che gli garba, secondo me. Via lo champagne, in politica nessuno è mai morto definitivamente (pensate al revival di questi giorni di Paolo Cirino Pomicino: e chi l’avrebbe detto mai venti anni fa?). Peccato che i mercati – giustamente – non apprezzerebbero uno scenario di questo tipo.

Prepararsi alle elezioni

PallottoliereOggi Termometro Politico ha pubblicato le prime proiezioni alla Camera e al Senato in base ai sondaggi attuali. Il dato è che alla Camera, per 1-2 punti percentuali, la coalizione PdL-Lega-Destra riesce ad ottenere il premio di maggioranza nei confronti del centrosinistra, mentre non riuscirebbe a raggiungere i 158 senatori necessari al controllo di Palazzo Madama. Secondo questa proiezione ad essere battleground regions (passatemi il termine) sarebbero effettivamente la Puglia e la Campania: la prima è la terra di Nichi Vendola, che governa una regione che premia sempre il centrodestra tranne, appunto, nelle occasioni in cui il candidato avversario è proprio lui; la seconda è la regione dell’allarme rifiuti, dello scontro Cosentino-Carfagna ed alleati vari. Queste potrebbero essere due variabili che potrebbero decidere le elezioni: se il PdL vincesse anche queste due regioni, avrebbe una buona maggioranza al Senato.

Io mi permetto ad ogni modo qualche osservazione rispetto a questi dati:
– in primo luogo, bisogna capire se c’è il tradizionale effetto degli elettori PdL di non esprimere la propria preferenza ai sondaggi, come avvenuto, ad esempio, durante le rilevazione del 2006, oppure no;
– in aggiunta al primo punto, c’è da considerare che i sondaggi del 2008 furono sostanzialmente corrispondenti al vero, con una sopravvalutazione delle forze medio-piccole, sopraffatte poi in cabina elettorale dal voto utile per PdL e Pd. Inoltre, anche i sondaggi per le Europee 2009 furono abbastanza precisi, e quelli che si avvicinarono di più al vero furono quelli Ipsos di Pagnoncelli, che ormai da tre settimane dà la coalizione di centro-sinistra in vantaggio sul centrodestra guidato da Berlusconi;
– una regione che potrebbe destare sorprese potrebbe essere la Sicilia, tradizionale feudo di centrodestra che assegna 26 senatori. Oltre alla consistenza elettorale dell’Mpa di Lombardo (7,9% al Senato 2008, 14% alle regionali 2008, 15,6% alle europee 2009) c’è da considerare il variegato quadro di scissioni che ha colpito il PdL (Fli e Forza del Sud), Udc (Popolari per l’Italia di domani di Totò Cuffaro) e lo stesso Mpa (Noi Sud) e il sistema di coalizioni e di spostamento di consensi elettorali “personali” che ne potrebbe uscire. Degno di nota, in questo senso, è l’annuncio di Raffaele Lombardo di stabilizzazione di decine di migliaia di dipendenti pubblici;
– infine, si voterà per molti sindaci di comuni importanti (Milano, Torino, Napoli) e questo potrebbe incidere sull’affluenza: da notare che tradizionalmente l’alta affluenza favorisce il centrodestra, ma ultimamente ad essere più colpito dall’astensionismo è stato, invece, il centrosinistra.