Il pallone è la più bella cosa (cit.)

Anche in questa stagione calcistica sono su Screwdrivers a scrivere sciocchezze più o meno settimanali sul Milan e sul mondo del pallone italiano in generale. Questo è il mio primo post per l’annata 2019/2020.

Se volete un luogo dove, in modo tutto sommato e solitamente sereno, si discute dell’oppio dei popoli in salsa rossonera, passatemi (anzi, passateci, perché gli autori sono tanti) a trovare qui.

Il bravo italiano

Filippo Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma-Bari 2013.

Il modo in cui ognuno di noi si descrive informa, tutto sommato, il modo in cui poi si agisce. Lo stesso discorso si può, credo, applicare alla memoria collettiva. Un mio interesse nel capire come noi italiani ci dipingiamo, e perché ci dipingiamo così – un interesse che nasce da quando mi sono trasferito per la prima volta all’estero, ormai nove anni fa, e ho quindi subito il distacco dal mio paese – mi ha portato a leggere con estremo interesse questo libro di Filippo Focardi, professore di Storia Contemporanea presso l’Università di Padova.

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Black Mirror, but not as black as it used to be

A few months ago I briefly discussed with a colleague the changes brought about in Black Mirror during the transition some years ago from Channel 4 to Netflix. I argued that, while some episodes lived up to the quality of the Channel 4-produced seasons and to the expectations of the fans (San Junipero, for instance), a general mutation of the series created by Charlie Brooker could be generally noticed. He was instead happy with Netflix since the change meant more money for production and all that a higher budget involves – that was a step-up for Black Mirror, in his opinion. Although I was not totally convinced, it seemed a sensible opinion (expressed by a person who would have been a perfect fit for a Black Mirror episode, by the way). Now, having just watched the fifth season, I beg to differ again.

Let us consider Striking Vipers. One can see from the beginning where the story leads: a bored husband, Danny, meets his old best friend, Karl, who is still dating young girls, living in the city and acting cool and young, and gets from him a VR fighting videogame. After the first fight, they end up having a sort of hyperrealistic VR affair and daily virtual sexual intercourses, setting the conditions for a crisis in Danny’s marriage. Utterly predictable, and the final compromise is not really the dramatic plot twist one could expect. Everything perfectly linear – too linear.

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Il ritorno della maggioranza naturale

La presentazione e la visualizzazione di numeri e dati sono un fattore importante nella lettura che si dà dei suddetti numeri e dati che, si presume, siano oggettivi. Prendiamo come esempio i sondaggi elettorali in Italia.

Questi sondaggi, spesso, dividono i partiti in tre o quattro grandi blocchi: l’area del sedicente “governo del cambiamento”, quella di centrosinistra, quella di centrodestra, più talvolta un generico gruppo di piccoli partiti definiti come “altri” (come fa, ad esempio, Agorà su Rai Tre con gli studi di EMG). Un altro modo è quello di raggruppare loghi e percentuali rispetto alla posizione dei partiti – di sostegno o di fiducia – in relazione al governo almeno formalmente guidato da Giuseppe Conte (si vedano, ad esempio, le tabelle di Piazza Pulita su La7 che mostrano i sondaggi effettuati da Index). In maniera un poco più neutrale, visto che i partiti e le liste sono elencati ognuno per conto proprio, vengono presentate da parte del Corriere della Sera le rilevazioni di Nando Pagnoncelli.

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On Merit

Robert H. Frank, Success and Luck. Good Fortune and the Myth of Meritocracy. Princeton University Press, 2016

This morning I came across the comments section of an Italian online newspaper, under an article discussing Italy’s system of taxation and criteria of fiscal progression. One comment has struck me, one in which the author argued that he feels that a high rate of income tax is profoundly unjust.

As evidence, he mentioned his own experience: last year he spent 20 weeks travelling abroad for his company and worked hard, and at the end of the year he received a substantial (though unexpected) bonus. He ended up in a higher tax bracket and almost half of his bonus went to the tax office, despite his hard work and, allegedly, his good professional results. I suspect his disappointment is not unique.

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La Cianciulli

Barbara Bracco, La saponificatrice di Correggio. Una favola nera, Il Mulino, Bologna 2018.

Uno dei libri più interessanti che mi è capitato di leggere lo scorso anno è stato un breve saggio di Barbara Bracco, storica dell’Università di Milano Bicocca, che ricostruisce le indagini, la detenzione in manicomio e il processo a Leonarda Cianciulli, nota giornalisticamente come la saponificatrice di Correggio, località in provincia di Reggio Emilia.

I fatti attorno ai tre omicidi per cui la Cianciulli fu condannata sono, in linea di massima, abbastanza noti: la carnefice, moglie di un funzionario pubblico e con antichi precedenti penali per furto e truffa, tra il 1939 e il 1940 attirò a casa sua con false promesse di matrimonio o di lavoro tre donne. Ognuna di loro fu uccisa e, stando a quanto raccontò la Cianciulli nel suo memoriale, i loro cadaveri furono saponificati oppure mangiati (ad esempio, trasformati in farina per biscotti o finiti in marmellate). Quanto ci fosse di vero nel racconto che la Cianciulli fa nel processo e, soprattutto, nel suo lungo scritto redatto durante la sua permanenza pre-processuale a guerra in corso ad Aversa, è stato da sempre oggetto di dibattito. La perizia scientifica dell’epoca, infatti, concludeva che la quantità di soda caustica utilizzata dall’assassina era insufficiente per concludere il processo di saponificazione di un corpo di un essere umano.

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Politica e linguaggio: per un nuovo discorso di verità in Italia

L’anno solare si conclude con l’approvazione della cosiddetta “Manovra del popolo”, termine propagandistico coi cui il partito di maggioranza relativo, il Movimento Cinque Stelle, chiama la legge di bilancio per l’anno 2019 e per il triennio 2019-2012. Si tratta di un termine, tra l’altro, che si aggiunge a un lessico e una comunicazione che non si possono definire, forse, ideologizzati, ma sicuramente discutibili in relazione a dati di realtà.

Se il termine “Governo del cambiamento” rientra, tutto sommato, in un utilizzo del vocabolario teso a sottolineare aspetti puramenti politici, affermazioni come quella secondo cui l’esecutivo avrebbe “abolito la povertà” fanno, purtroppo, abbastanza ridere. Fa restare più perplessi notare come due dei provvedimenti principali finanziati dalla manovra siano semplicemente etichettati con nomi ingannevoli: il cosiddetto reddito di cittadinanza, infatti, non è altro che un sussidio di disoccupazione condizionato, cioè non è ciò di cui porta il nome, mentre la cosiddetta flat tax, proprio per il suo campo limitato e per il fatto di lasciare in vigore diverse aliquote, è tutto fuorché una “tassa piatta“, e si può tranquillamente ridefinire in linguaggio più asettico come riforma fiscale.

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La lunga opposizione a Matteo Salvini

Un’intervista a luglio al Washington Post e il recente incontro a Milano con Viktor Orbán hanno chiarito, o forse sarebbe meglio dire che hanno puntualizzato, la linea di Matteo Salvini in tema di immigrazione.

I critici del ministro dell’interno spesso fanno leva sull’alleanza politica del segretario della Lega Nord con il primo ministro ungherese e con gli altri capi di governo del cosiddetto gruppo di Visegrad per basare le loro critiche sull’apparente incoerenza tra le continue richieste del governo italiano di redistribuzione dei migranti negli altri paesi dell’Unione Europea e il rifiuto, da parte degli stessi alleati europei del vicepremier, di accettare le richieste di ospitalità. In realtà, l’attività diplomatica del governo Conte negli ultimi mesi, in occasione di qualsiasi arrivo di migranti via mare verso l’Italia, è stata del tutto estemporanea, più simile all’esercizio di tentate prove di forza nei confronti del resto dell’Unione (Francia in primis) che a una linea politica coerentemente volta, come si diceva sopra, a una riforma della gestione dell’immigrazione nel senso di un maggiore sforzo collettivo continentale nel governo degli arrivi, nelle spese e nella redistribuzione tra stati. La linea esplicitata da Salvini, invece, è quella del rifiuto di qualsiasi accoglienza, della costruzione di una policy europea di respingimenti che, qualora non venga perseguita ed eseguita, dovrebbe lasciare spazio alle singole iniziative nazionali di presunta protezione dei confini (e in questo senso, non sostanzialmente, ma solo in seconda battuta, anti-europea o euroscettica).

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