Una vecchia esperienza

Oggi (in realtà ieri, visto che sto scrivendo dopo la mezzanotte del 28 novembre) il giornalista Massimiliano Di Giorgio, che ho conosciuto anni fa via web e poi dal vivo, ha ripercorso sul suo sito la storia di Novamag, una testata che dal 2006 al 2010 ha provato a descrivere il reale e il virtuale, la separazione (forse oggi scomparsa, come Massimiliano giustamente fa notare) tra on e off.

Al progetto di Novamag presi parte anche io, con qualche articolo riguardante il web (ad esempio i blog, ma anche i giochi on line), ma anche la politica, i libri nonché qualche posto interessante in cui mi capitava di imbattermi. Per Novamag fu organizzata anche una festa in un locale romano, in cui ci fu modo (almeno per me) di incontrare per la prima volta tanti autori con cui avevo avuto modo di interagire solo tramite schermo e tastiera. Mi ricordo che quella sera andai un po’ incuriosito, ma anche intimorito, poiché, se la memoria non mi inganna, avevo l’idea di fare per qualche bislacco motivo una brutta figura di fronte a gente che mi sembrava essere molto più in gamba di me (anche perché lo era).

Qui avevo già tempo fa salvato le mie cose. Ora Massimiliano sul suo sito ha messo a disposizione l’intero archivio (in formato .pdf) dell’intera produzione di Novamag, e, insomma, ho scritto questo post soprattutto per segnalarvelo.

This weekend in Schöneberg

A few weeks ago I guest-starred in a video introducing the work of my friend Massimo Bonanno, a Berlin-based Sicilian artist.

While I wait for my Academy Award for best supporting actor, I am happy to invite you to have a look at his video (see below) and, if you happen to be in Berlin this weekend or sometime by the end of this year, to visit his exhibition located in one of the most popular (and friendly) Italian venues in Berlin.

The exhibition opens on this Sunday, 3rd November, at 1 pm. Have a look at the event page here for more details.

Il pallone è la più bella cosa (cit.)

Anche in questa stagione calcistica sono su Screwdrivers a scrivere sciocchezze più o meno settimanali sul Milan e sul mondo del pallone italiano in generale. Questo è il mio primo post per l’annata 2019/2020.

Se volete un luogo dove, in modo tutto sommato e solitamente sereno, si discute dell’oppio dei popoli in salsa rossonera, passatemi (anzi, passateci, perché gli autori sono tanti) a trovare qui.

Il bravo italiano

Filippo Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma-Bari 2013.

Il modo in cui ognuno di noi si descrive informa, tutto sommato, il modo in cui poi si agisce. Lo stesso discorso si può, credo, applicare alla memoria collettiva. Un mio interesse nel capire come noi italiani ci dipingiamo, e perché ci dipingiamo così – un interesse che nasce da quando mi sono trasferito per la prima volta all’estero, ormai nove anni fa, e ho quindi subito il distacco dal mio paese – mi ha portato a leggere con estremo interesse questo libro di Filippo Focardi, professore di Storia Contemporanea presso l’Università di Padova.

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Black Mirror, but not as black as it used to be

A few months ago I briefly discussed with a colleague the changes brought about in Black Mirror during the transition some years ago from Channel 4 to Netflix. I argued that, while some episodes lived up to the quality of the Channel 4-produced seasons and to the expectations of the fans (San Junipero, for instance), a general mutation of the series created by Charlie Brooker could be generally noticed. He was instead happy with Netflix since the change meant more money for production and all that a higher budget involves – that was a step-up for Black Mirror, in his opinion. Although I was not totally convinced, it seemed a sensible opinion (expressed by a person who would have been a perfect fit for a Black Mirror episode, by the way). Now, having just watched the fifth season, I beg to differ again.

Let us consider Striking Vipers. One can see from the beginning where the story leads: a bored husband, Danny, meets his old best friend, Karl, who is still dating young girls, living in the city and acting cool and young, and gets from him a VR fighting videogame. After the first fight, they end up having a sort of hyperrealistic VR affair and daily virtual sexual intercourses, setting the conditions for a crisis in Danny’s marriage. Utterly predictable, and the final compromise is not really the dramatic plot twist one could expect. Everything perfectly linear – too linear.

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Il ritorno della maggioranza naturale

La presentazione e la visualizzazione di numeri e dati sono un fattore importante nella lettura che si dà dei suddetti numeri e dati che, si presume, siano oggettivi. Prendiamo come esempio i sondaggi elettorali in Italia.

Questi sondaggi, spesso, dividono i partiti in tre o quattro grandi blocchi: l’area del sedicente “governo del cambiamento”, quella di centrosinistra, quella di centrodestra, più talvolta un generico gruppo di piccoli partiti definiti come “altri” (come fa, ad esempio, Agorà su Rai Tre con gli studi di EMG). Un altro modo è quello di raggruppare loghi e percentuali rispetto alla posizione dei partiti – di sostegno o di fiducia – in relazione al governo almeno formalmente guidato da Giuseppe Conte (si vedano, ad esempio, le tabelle di Piazza Pulita su La7 che mostrano i sondaggi effettuati da Index). In maniera un poco più neutrale, visto che i partiti e le liste sono elencati ognuno per conto proprio, vengono presentate da parte del Corriere della Sera le rilevazioni di Nando Pagnoncelli.

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On Merit

Robert H. Frank, Success and Luck. Good Fortune and the Myth of Meritocracy. Princeton University Press, 2016

This morning I came across the comments section of an Italian online newspaper, under an article discussing Italy’s system of taxation and criteria of fiscal progression. One comment has struck me, one in which the author argued that he feels that a high rate of income tax is profoundly unjust.

As evidence, he mentioned his own experience: last year he spent 20 weeks travelling abroad for his company and worked hard, and at the end of the year he received a substantial (though unexpected) bonus. He ended up in a higher tax bracket and almost half of his bonus went to the tax office, despite his hard work and, allegedly, his good professional results. I suspect his disappointment is not unique.

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La Cianciulli

Barbara Bracco, La saponificatrice di Correggio. Una favola nera, Il Mulino, Bologna 2018.

Uno dei libri più interessanti che mi è capitato di leggere lo scorso anno è stato un breve saggio di Barbara Bracco, storica dell’Università di Milano Bicocca, che ricostruisce le indagini, la detenzione in manicomio e il processo a Leonarda Cianciulli, nota giornalisticamente come la saponificatrice di Correggio, località in provincia di Reggio Emilia.

I fatti attorno ai tre omicidi per cui la Cianciulli fu condannata sono, in linea di massima, abbastanza noti: la carnefice, moglie di un funzionario pubblico e con antichi precedenti penali per furto e truffa, tra il 1939 e il 1940 attirò a casa sua con false promesse di matrimonio o di lavoro tre donne. Ognuna di loro fu uccisa e, stando a quanto raccontò la Cianciulli nel suo memoriale, i loro cadaveri furono saponificati oppure mangiati (ad esempio, trasformati in farina per biscotti o finiti in marmellate). Quanto ci fosse di vero nel racconto che la Cianciulli fa nel processo e, soprattutto, nel suo lungo scritto redatto durante la sua permanenza pre-processuale a guerra in corso ad Aversa, è stato da sempre oggetto di dibattito. La perizia scientifica dell’epoca, infatti, concludeva che la quantità di soda caustica utilizzata dall’assassina era insufficiente per concludere il processo di saponificazione di un corpo di un essere umano.

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